In principio fu la pagina bianca. Linda, immacolata, libera da testi, news, banner di ogni tipo. Era il Motore dei motori, attento solo alla legge della ricerca. E Google fu. Fin dal principio eletto a pagina iniziale del mio e di qualsivoglia desktop mi capitasse a tiro anche solo per cinque minuti. Un amore a prima Vista, smisurato, per nulla addolorato dall’idea che la frase “cercare nei motori di ricerca” andava presto perdendo significato – l’ho trovato su google , sta scritto su google – per contro stuzzicato e incuriosito dalle prime apparizioni dei cosiddetti gadget, widget e via googlando, bonariamente accolti come doni con i quali mr. G. veniva a sollazzarci. Google image, e google news, poi google blog, anzi Blogger (l’acquisizione del gigante Blogspot).
La concorrenza tra Google Video e Youtube durò il tempo di un sonnellino, mentre l’occhio cui nulla sfugge cominciava a osservarci dall’alto, di tre quarti, in 3D e in qualunque altra posizione con le sue Maps, i suoi Earth, arricchiti da Panoramio e mille altri imbellettamenti. Basta installare la mini toolbar per fornire a mr. G. tutte le informazioni possibili sui tuoi programmi, le tue scelte, persino su quello che indosserai domani.
Basta farsi una Gmail, con la sua pubblicità mirata a spaccare il millimetro, e se hai l’account aperto mr. G le ricerche le fa nel tuo pc e te le spiattella come risultati ogni volta che provi a digitare una parola. Che fai stasera? Scrivilo nel Calendar per non dimenticarlo. G non se lo dimentica di sicuro. Cosa non pensano le fertili menti al Suo cospetto? Quale spazio non hanno ancora occupato, riempito, controllato? In Cina il Nostro si affretta a chiudere i rubinetti alle ricerche di migliaia di siti censurati d’accordo col governo, mentre si affanna nel progetto di realizzazione della più grande libreria informatizzata esistente al mondo. Una massa ineluttabilmente infinita di dati, parole, concetti, notizie, immagini, video, a raccolta dell’intero scibile umano. Che bello. Il google sogno, la google mission, il google pensiero. Tutto a disposizione con un solo clic. Quel clic che, per un arcano gioco di algoritmi (arcano?) finirà per mandarti sempre dove invece vuole lui. Basta pagare. In alternativa, il clic ti manderà esattamente dove va la massa. La globalizzazione è compiuta. E la google car? Una telecamera che gira per la città e sbatte in rete su Street View tutto quello che trova, compreso te che stai passando in quel momento. Leggo che l’amministratore delegato di G. siede nel consiglio di amministrazione di Apple. Guardo l’Imac e mi crolla il mito della libertà dallo strapotere dei software targati M. Leggo che volevano contrapporre a G. un motore europeo, per combattere il pericolo di americanizzazione totale della cultura. Ma poi non si sono messi d’accordo e la cosa è morta lì. E un’italian way? Un motore glocal, scritto in italiano ma capace di indicizzare tutti i dialetti nostrani?
Per adesso, in buona parte delle pagine italiane indicizzate (da G) si è persa traccia di apostrofi e accentate… ma questa è un’altra storia. Uffa, c’è troppo Google nel mio pc…
Am
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