UNA VOLTA C’ERA L’FBI. OGGI BASTA FB.
Innanzi tutto un doveroso ringraziamento a tutti i soci: siamo felici di come avete accolto il numero zero di WebItalia e di tutte le proposte di collaborazione che sono arrivate in redazione. Volevamo che la rivista fosse pienamente condivisa, ed è stato recepito il nostro desiderio di realizzare uno strumento che parlasse di ognuno di voi, in primo luogo per promuoversi e per promuovere le proprie attività ma anche per conoscerci e conoscervi meglio, per socializzare, per avviare spazi di confronto su tematiche di interesse comune, per arrivare anche a rapporti di collaborazione e sinergie professionali tra soci, che è uno degli obiettivi strategici della nostra associazione.
Da oggi per incontrarci, per iniziare a parlarne, ci trovate anche in altri luoghi che il web ci mette a disposizione, come Facebook. Potevamo mancare? Oggi non sei nessuno se non sei su FB con tanto di foto segnaletica, nome e cognome veri, numero di cellulare, patente, libretto sanitario e via dicendo. Su FB ci sono proprio tutti, compresi i politici (anche perchè, parliamoci chiaro, aprire una bacheca su FB è talmente semplice che può
farlo anche un politico, no? ![]()
Io lo confesso, l’ho preferito subito a MySpace e ad altri social per questa sua aura nostalgica del poter ritrovare gli antichi compagni di scuola, una cosa che di per sè mi fa pensare che non sia un posto frequentato solo da quelli che sono appena usciti dalle elementari.
Con le community come Facebook è accaduta una nuova, piccola (o grande?) rivoluzione del web, dopo quella dei blog. L’avvento dei blog all’inizio del nuovo millennio segnò il confine tra un uso professionale del web e l’ingresso di chi di accattiemmelle non c’aveva mai capito un’emerita… acca. Con buona pace degli informatici il web diventò una vera piazza virtuale fatta di gente che aveva un posto dove, con quattro mosse, poteva finalmente esprimere il proprio pensiero.
E fu subito fuffa. E critiche da parte dei media (quelli tradizionali). Il gioco dei rimandi e dei riferimenti ad altri blog in ogni post ha dato vita a una comunità enorme (la blogosfera) capace di avere, nel tempo, un peso sempre maggiore sia nel processo decisionale (rappresentando l’opinione pubblica) sia in termini di presenza attiva nel web (da qui la nascita del viral marketing etc).
Con i social networks stiamo assistendo all’ingresso nel web “attivo” di una massa di non addetti ai lavori che, fino ad ora, utilizzavano al massimo l’e-mail. Siamo di fronte ad un nuovo fenomeno, dove non conta tanto quello che si ha da dire, quanto a chi “di persona” puoi arrivare a dirlo. Il risultato è l’ennesima forma di cazzeggio in rete, fatto di album fotografici, creazione di gruppi improbabili, chat (la più antica forma di socializzazione offerta dalla
rete), giochi giochini e giochetti, stati d’animo raccontati al mondo etc… e come mai prima d’ora, il bisogno di apparire si gioca sul nome e cognome, e il mondo dei facebookiani si divide almeno in due categorie: quelli che richiedono e accettano chiunque perchè “guarda che lista lunga di amici che ho”, e quelli che “ma non mi pare che ci conosciamo”. E poi c’è il business, in Facebook e, soprattutto, nel proliferare di community di professionisti di vario genere… la mia opinione è che si tratti di spazi dove tutti entrano perchè hanno qualcosa da vendere (se stessi, le proprie idee e progetti) e pochi sono quelli che entrano per comprare (investire, che poi è la stessa cosa). E questo perchè i secondi quasi sempre, sono occupati altrove. Almeno per ora. E allora
chi vince in questa partita? Chi ci guadagna? Intanto chi si avvantaggia dell’enorme traffico generato in questi mondi dove sempre di più si comunica, si gioca, si perde tempo e, alla fin fine, si vive.
Am








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